Contenuti per adulti
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Nel punto in cui il tempo
si accartoccia su se stesso
non c’è rumore,
solo una pressione lenta
che pensa.
Le stelle non brillano:
trattengono il fiato.
Sono ferite lucide
su una pelle che non ha nome,
ricordi di qualcosa
che non è mai accaduto.
Galleggio senza corpo
in una geometria imperfetta,
dove ogni direzione
è una domanda irrisolta
e il vuoto non è assenza
ma concentrazione estrema.
Qui le distanze
non si misurano,
si ricordano.
Un passo equivale a un’epoca,
un battito a una dissoluzione.
Le galassie ruotano
come pensieri stanchi,
incapaci di scegliere
se nascere o sparire.
Nel loro lento esitarsi
riconosco la mente.
Il nulla mi attraversa,
non mi cancella:
mi rende trasparente
a ciò che precede il senso.
Sono osservatore e fessura,
eco prima del suono.
E nel cuore del vuoto cosmico
comprendo senza capire:
esistere è una breve distorsione,
una vibrazione indebita
nel silenzio perfetto
di ciò che resta.